La storia della penisola salentina e del suo popolo - I Saraceni nel Salento
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I SARACENI


Con il lento disfacimento dell’Impero Bizantino e l’incapacità dell’Europa Occidentale di risolvere le laceranti questioni politiche e religiose interne, la componente islamica trova il modo di diffondersi con un’intraprendenza e una velocità sbalorditive. Risalita nell’VIII sec. la Penisola Iberica, dopo essere partiti dal Medio Oriente e aver conquistato l’Africa settentrionale, i musulmani o saraceni tentano una manovra militare a tenaglia per stringere l’intero bacino del Mediterraneo.
A ciò si aggiungono continue azioni di disturbo condotte contro le città costiere e le navi che solcano il mare. Il IX sec. registra una serie di azioni in grande stile che portano i saraceni ad insediarsi addirittura sul territorio cristiano: nell’840 Taranto diventa un importante avamposto per le scorrerie sullo Ionio; nell’847 Bari diventa una vera città islamica che commercia con le altre città adriatiche, ma è al tempo stesso una testa di ponte per le scorrerie nell’entroterra italiano, in particolare ai danni dei territori di Benevento e Salerno. Nel X sec. i bizantini danno vita ad una campagna militare su vasta scala che riconquista alcuni territori, ma il dominio sul mare è ormai compromesso e fino alla battaglia di Lepanto (1571), la flotta da guerra e da corsa ottomana sarà una costante minaccia per i commerci e le attività marinare sul Mediterraneo.
Le cronache raccolte nei secoli testimoniano del terrore suscitato dai saraceni su tutto il territorio salentino: saccheggi e rapine per terra e per mare; migliaia i giovani rapiti e venduti come schiavi; raccolti distrutti e depredati. Con la caduta di Costantinopoli (1453), i saraceni attuano il salto di qualità e alle azioni di pirateria si accompagnano tentativi di conquiste militari, fortunosamente respinti grazie al coraggio delle genti salentine. Il 28 luglio 1480 appare al largo di Otranto una flotta di 150 navi e 18000 uomini, una forza troppo forte anche per l’intrepida cittadina. Sotto la guida del sanguinario Achmet Pashà, i saraceni ingaggiano una lotta terribile che li avrebbe condotti, l’11 agosto, all’interno della città che sarebbe stata testimone di orribili nefandezze, come l’eccidio di 800 uomini che sarebbero stati decapitati per non aver abbracciato la fede islamica e i cui resti sono conservati nella cattedrale della città.
L’ anno successivo i signori italiani, resisi conto del grave pericolo che si annidava sul territorio italiano, avrebbero appoggiato il duca di Calabria Alfonso Ferdinando d’Aragona che avrebbe liberato Otranto, la quale sarebbe stata fortificata per impedire futuri attacchi. Nel 1537 è la volta di Castro, ma il sistema di difesa del territorio (torri, castelli e masserie fortificate) funziona e i saraceni avrebbero dovuto accontentarsi di saccheggiare e distruggere il piccolo centro costiero. Nel 1547 tocca a Salve che riesce a resistere.
La battaglia di Lepanto del 1571 ridimensiona la presenza ottomana nel Mediterraneo e i turchi si sarebbero limitati a scaramucce, azioni piratesche e rapine che avrebbero tenuto in costante apprensione le popolazioni locali fino al XVIII secolo.

SCRITTO DA EMANUELE PASCA
 
 
 
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