La storia della penisola salentina e del suo popolo - I Normanni nel salento
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I NORMANNI

La seconda metà del Mille vede i Normanni, che erano dilagati disordinatamente in Italia inserendosi come mercenari nelle lotte tra principati, stabilizzare le loro conquiste nel Sud della penisola. Nelle terre sottomesse, i Normanni ereditarono una variegata polifonia culturale dovuta all’illustre cultura bizantina e araba. La conquista normanna coincise con la diffusione dell’affascinante cultura romanica che pertanto risultò arricchita dalle componenti preesistenti. Il monachesimo benedettino fu in prima fila nell’opera di latinizzazione dei territori che, pericolosamente, subivano l’influenza del patriarcato di Costantinopoli. Una politica lungimirante impedì ai Normanni di scatenare repressioni nei confronti della chiesa greca che assistette all’ingerenza pacifica della chiesa di Roma. Il Salento visse in prima persona questo periodo di rinascita, visto che uno dei suoi ”figli”, Tancredi conte di Lecce, era nipote del grande re Ruggero II e quindi resse gli ultimi anni della dinastia normanna come re delle Due Sicilie.
A Tancredi si deve la commissione della chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo che, insieme al complesso di Santa Maria di Cerrate e alla cattedrale di Otranto, testimonia la vitalità della cultura normanna e la ripresa delle arti dopo decenni di lotte. La connessione tra Oriente e Occidente è riscontrabile in tutti questi edifici; nella chiesa di Cerrate, l’impianto è ascrivibile alla cultura benedettina, ma il ciclo di affreschi risente della più pura influenza bizantina.
La chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, voluta da Tancredi di Lecce nel 1180, presenta un impianto a tre navate in linea con le chiese benedettine, ma il ricco portale, gli archetti ciechi e le greche rimandano alle decorazioni orientali. Tra le più grandi della Puglia, la cattedrale di Otranto presenta una pianta tipicamente benedettina a tre navate terminanti in altrettante absidi, in una delle quali è stata ricavata una cappella nella quale sono conservati i resti degli 800 martiri di Otranto. La cattedrale è impreziosita da una cripta ricca di oltre 40 colonne tutte di spoglio e da un mosaico pavimentale eccezionale.
Realizzato tra il 1163 e il 1165 dal prete Pantaleone, si presenta come un intricatissimo rebus che mette insieme credenze, miti e leggende del Medio Evo, dal Cristianesimo al Paganesimo, da Oriente a Occidente e da Nord a Sud, celebrando, secondo alcuni studiosi, il trionfo del re Guglielmo I il Malo, pacificatore del regno. Nel 1197 avrebbe trionfato sui pretendenti al trono Enrico VI di Svevia, figlio del Barbarossa e padre di quel Federico II (il puer Apuliae) che avrebbe fatto vivere alla Puglia l’ultimo periodo di splendore, prima dei secoli ”bui” sotto Angioini e Aragonesi.

SCRITTO DA EMANUELE PASCA
 
 
 
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Cattedrale di Otranto
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