Lu Scarparu

Viaggio fra quelli che un tempo erano gli antichi mestieri praticati in questa zona, e che oggi con l'evoluzione della tecnologia stanno scomparendo o non sono più praticati.
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GLI ANTICHI MESTIERI NEL SALENTO

Lu Scarparu

Con la parola "calzolaio" si intendeva chi faceva le scarpe da donna e da uomo, gli scarponi, gli stivali, i gambali, mentre con la parola ciabattino si intendeva chi si occupava della normale manutenzione o sostituzione di alcune parti della scarpa.
L'alto numero di gente che praticava questo mestiere era dovuto sia per soddisfare le esigenze locali, sia perché questa svariata produzione veniva esportata fuori dal paese durante i vari mercati che si tenevano nei diversi paesi della provincia.
I vari calzolai portavano il loro prodotto settimanalmente da Ugento, a Casarano, da Nardò a Gallipoli, da Maglie a Otranto.
Nei laboratori dei migliori maestri vi erano tanti discepoli che lavoravano dalla mattina alla sera proprio per soddisfare le tante richieste.
Moltissimi erano coloro che preferivano ordinare le scarpe, avere un determinato modello o colore, una pelle morbida, un cuoio resistente.
Ovviamente la fattura di un paio di scarpe di buona qualità richiedeva esperienza e capacità nell'assemblare gli elementi necessari; dal cuoio, alla pelle, alle fodere.
Ora, davanti ad un numero considerevole di maestri c'erano i generici come c'erano i più bravi. Questi ultimi, con il passar del tempo, avevano sviluppato una particolare tendenza o specialità, una maggior cura su un determinato prodotto.
Il lavoro fatto su misura si svolgeva, inizialmente, definendo la sagoma del plantare, poi prendendo con una cordicella la circonferenza del collo del piede ed in prossimità delle dita.
Gli arnesi necessari erano: le lesine, i trincetti, le tenaglie, i martelli e le numerosissime forme di legno.
A questi si aggiungevano le setole, gli spaghi, la pece, al cera, la colla.
Per avere minori costi il calzolaio era già provvisto di tutto l'occorrente. Così, dopo aver concordato la forma e il colore del pellame provvedeva alla tagliatura e alla cucitura ed iniziava il lavoro fissando alla parte inferiore della stessa forma, la soletta interna delle scarpe.
Aggiungeva la tomaia che doveva essere ben tesa ed unita alla soletta con dei piccoli chiodi.
La scarpa era considerata un vero capolavoro quando dimostrava la flessibilità, la leggerezza e la cucitura a mano.
La produzione era altissima e di vario genere come: scarpe da donna, scarpette per bambini, pantofole, scarpini, scarpe ortopediche, scarponi, stivali, gambali, ecc.
Per quanto riguarda il lavoro del ciabattino questo molto spesso veniva svolto in piccole stanzette e con attrezzature molto precarie.
Vi era un piccolo "bancutieddru" e sotto di esso vi era collocato "nu limmu" con dell'acqua dove vi erano collocati dei pezzi di cuoio per ammorbidire.
Aveva anche lui delle forme di legno, e degli attrezzi in ferro utili per cambiare e rimettere "li menzetti" o "li tacchi".

 
 
 
 

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