Lu Carpentieri

Viaggio fra quelli che un tempo erano gli antichi mestieri praticati in questa zona, e che oggi con l'evoluzione della tecnologia stanno scomparendo o non sono più praticati.
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GLI ANTICHI MESTIERI NEL SALENTO

Lu Carpentieri

Per il carpentiere realizzare un traino significava motivo di prestigio e di orgoglio, ecco perché prima di consegnarlo al proprietario, doveva essere tecnicamente perfetto in tutto, un vero pezzo d'opera che poteva essere firmato.
Dai laboratori oscuri e stracolmi degli oggetti più strani e disperati dei maestri carpentieri uscivano veri capolavori, come traini ampi e ben proporzionati, trainelle, birocci e pittoreschi brecche o sciarabbà (come la voce araba che glia ha dato il nome) sui quali le nostre famiglie salivano per andare a Lecce o, nei periodi estivi al mare.
Questi maestri, inconsapevolmente, entravano "in gara" per dimostrare ai paesani la loro perizia e la loro capacità.
Ogni pezzo doveva che servire per la realizzazione dell'opera era "forgiato" con le loro mani, con ascia pialla e lima. Da enormi tronchi di legno venivano realizzate le due stanghe, le sponde laterali ed infine le ruote.
La realizzazione di queste comportava diverse difficoltà.
Si preparavano i raggi, la testa ed i vari pezzi per formare il cerchio esterno. Per proteggere la compattezza e per garantire la durata veniva infine preparato un cerchio esterno in ferro. Prendeva una spranga dello spessore di quasi un centimetro e la riduceva ad un cerchio perfetto saldando le due estremità. Tutto veniva fatto senza macchine ne forme preparate. Il cerchio doveva essere alcuni centimetri più piccolo della ruota. La perizia consisteva nel saper rispettare le misure che venivano stabilite con stecche o con cordicelle. Sul cerchio di ferro veniva acceso un fuoco fatto con pezzi di legno e trucioli, che serviva per dilatarlo quel tanto necessario per incastrarlo. Infatti lo si infilava sopra la ruota e con delle enormi pinze.
Dopo venivano buttati sopra di esso secchi di acqua per raffreddarlo e farlo aderire in modo perfetto.
Altro fatto importante era la collocazione delle due ruote.
Queste dovevano essere poste in modo da equilibrare il traino e una volta agganciato il cavallo questo non doveva in pratica sopportare alcun altro peso oltre a quello che già faceva per trainare il mezzo.
I traini, le trainelle non dovevano perciò "né mpicare annanzi, né mpicare arretu". Cioè non dovevano pesare avanti (l'animale avrebbe fatto maggior fatica) né pesare indietro (poteva sollevare l'animale).
Poi si passava al montaggio. Una volta completato si notava una simmetria eccezionale, linee ricche di bordature, di scannellature, di filettature. Anche nella decorazione e nella disposizione dei colori si notava un gusto particolare, sembrava che tutto fosse stato fatto a stampo. I nostri maestri nel loro lavoro dimostravano di essere oltre che falegnami, fabbri e anche pittori decoratori.
La bravura, l'esperienza, il gusto di queste maestranze erano esaltati soprattutto quando portavano a termine un brecche o uno scialabbà.
Mezzi bellissimi realizzati con le capote di cuoio, i fanali di ottone, tutto lucidato di nero. Questi erano mezzi di lunga durata che non avevano niente da invidiare alle macchine di oggi di durata molto limitata.

 
 
 
 

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