Lu Cutimaru

Viaggio fra quelli che un tempo erano gli antichi mestieri praticati in questa zona, e che oggi con l'evoluzione della tecnologia stanno scomparendo o non sono più praticati.
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GLI ANTICHI MESTIERI NEL SALENTO

Lu Cutimaru

Uno dei settori più tipici dell'artigianato salentino è quello dei figuli, dei vasai, cioè di coloro che continuano a lavorare la creta, l'argilla con tecniche vecchie di secoli.
Malgrado l'incalzare del tempo e del progresso conserva ancora certe tradizioni di mestiere, che fanno di questa parte dell'artigianato salentino un'oasi in mezzo allo straripante modernismo.
Forse questa è l'ultima generazione capace di fare le ucale, li mbili, li ursuli, le capase, le taieddre, le cucine, le pignate ancora oggi molto utili e di vasta produzione.
Questo è uno dei mestieri di più lunga durata in quanto risale ad oltre 20 secoli prima di Cristo.
Le terracotte nascono dalla unione di 4 elementi naturali: l'Aria, l'Acqua, la Terra, il Fuoco.
La terra unita all'acqua diventa materia duttile che si plasma, l'aria asciuga il manufatto. Il fuoco lo cuoce.
In queste fasi è racchiusa la magia della creatività primordiale tramandata fino a noi. L'uomo ha prodotto materiali imparando un rapporto diretto con la natura.
La lavorazione della creta è un patrimonio dell'artigianato salentino radicato quasi certamente grazie alla collocazione di genti provenienti dalla Grecia intorno all'VIII sec. A. C.
I continui e interessanti reperti archeologici arricchiscono questo patrimonio e contribuiscono a far luce sui modelli di vita preistorica dell'intera provincia salentina e a far meglio capire come e in che maniera veniva svolta questa attività artigianale ancora in uso in alcuni Comuni.
Il museo Acheologico di Lecce conserva e custodisce vasi preziosissimi e pezzi di rara importanza che testimoniano la diversa provenienza. (Vaste - Rudiae - Ugento - Castro - Cavallino, ecc.) e i diversi modi di decorazione e di lavorazione nel corso dei secoli.
Al manufatto artistico e prezioso si è lentamente affiancato l'utensile di uso domestico, il semplice giocattolo, l'oggetto ornamentale e decorativo.
Grazie a questo materiale, che si può definire "povero", l'uomo ha imparato a produrre e a commerciare.
Nel corso dei secoli la produzione della terracotta era diffusissima in tutta la Provincia. Oggi, purtroppo, molti paesi non producono più, mentre altri quali S. Pietro in Lama, Cutrofiano, Ruffano, Lucugnano continuano a produrre in modo soddisfacente le diverse richieste.
Va comunque detto che questi paesi sono avvantaggiati nella produzione e continuano questa attività perché hanno un sottosuolo ricco di argilla oltre naturalmente all'esperienza, all'abilità dei diversi artigiani.
Questi paesi si differenziano tra loro essenzialmente per la diversa produzione dei prodotti dovuta in gran parte alla diversa qualità della creta e ovviamente alle diverse specializzazioni dei cutimari.
Rispetto al passato la produzione è cambiata. Le richieste maggiori sono l'utensileria domestica, il vasellame vario, che però ricalca sempre forme tradizionali.
Lu cutimaru svolge tutta la sua attività con le mani, impasta, modella, cuoce ed infine decora. Tutto viene fatto con pazienza e con una certa abilità ovviamente scaturita dalla pratica continua.
Una volta stabilito l'oggetto che deve realizzare e le dimensioni, l'artigiano spezza i pezzi di creta e inizia la lavorazione, con il tornio. Questo strumento è formato da due ruote soprastanti e viene messo in movimento e fatto ruotare con la spinta del piede. Appena finito di modellare si lascia asciugare all'aria o al sole e si inforna ad una temperatura di 1500 - 1600 °C perché si cuocia. Una volta raffreddati si decorano e si colorano col caolino, con gli smalti o con la pittura a calce che assumono brillantezza dopo la seconda infornata.
Alcuni terracottai usano prepararsi, con vecchi procedimenti, smalti più resistenti come quello ricavato da scaglie di ferro arrugginito, piombo e terra rossa, tutto impastato e messo ad elevata ebollizione.
Il forno tradizionale è quello a pignone ed è costituito da 2 locali posti uno sull'altro.
Quello sottostante, adibito a fornace viene surriscaldato con legna che viene fatta bruciare per un certo tempo; il calore raggiunge il locale posto nella parte superiore e dove sono collocati gli oggetti prodotti. Questo locale viene chiuso ermeticamente mentre nella parte sottostante il fuoco viene gradatamente alimentato. L'apertura avviene dopo 24 ore.
Oltre al tornio e al forno li cutimari per il loro lavoro usano: la corda di durezza per tagliare i pezzi di creta o per staccare l'oggetto finito dal tornio, la spatola di legno per bagnare e levigare l'oggetto senza toccarlo con le mani e dopo veniva messo ad asciugare.

 
 
 
 

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