Di solito i trappitari erano quattro più il loro
capo chiamato "NACHIRO" e di solito erano operai
stagionali che mentre nel periodo estivo svolgevano il
mestiere di marinai, nella stagione fredda, quando il mare
era impraticabile, si chiudevano in questi antri sino alla
fine della stagione della spremitura.
Da qui la giustificazione di molti termini marinari
che troviamo in questo contesto. I loro rapporti con
l'esterno erano abbastanza limitati in quanto, già abituati
sulle navi a vivere senza socializzare ed avevano ritmi
di lavoro altissimi. Si può ben dire che il loro
lavoro venisse svolto 24 ore su 24 con turni di riposo
nell'interno dello stesso frantoio in modo da essere
svegliati in caso di necessità.
Anche agli stessi contadini che dovevano conferire le
olive per la macinatura era vietato l'ingresso nell'interno
del trappito per evitare il verificarsi di furti sia
di olive che di olio.
Il conferimento delle olive al trappito, per la loro
macinatura avveniva dalla strada, dove attraverso le "SCIAVE",
sorta di camini scavati nella pietra che collegavano
la strada al frantoio, le olive venivano buttate nell'interno
del frantoio stesso in attesa della loro lavorazione.
Al suo turno la partita conferita veniva immessa nella
vasca di macinazione e ricordiamo che ogni vasca macinava
circa sei tomoli di olive corrispondenti a circa 200
chilogrammi di olive, misura derivata non dalla capacità della
vasca, bersi alla capacità di un piccolo torchio.
Infatti dopo la macinatura a schiacciamento, (come potete
vedere dall'immagine sul pannello) la pasta macinata
veniva depositata sui fisculi che impilati venivano messi
sul torchio piccolo chiamato "MAMMAREDDHRA" per
subire una prima spremitura dopo di che rimessi nella
vasca di macinazione per rimpastarsi e, sempre con lo
stesso procedimento di stesura sui fisculi, passare al
torchio grande chiamato dai trappitari "LU CONZU".
GLI STRUMENTI PER LA LAVORAZIONE NEI FRANTOI
Vasca di frantumazione delle olive: nel
suo centro girava la "PETRA TE TRAPPITU" che
era un blocco unico di pietra a forma cilindrica che
usata
verticalmente
sulla pista circolare ricavata nella vasca di frantumazione
serviva allo schiacciamento delle olive.
"LU CONZU": che è il torchio grande ed era
composto dalla madre vite su cui scorreva lu "SANTU TUNATU" che
era di solito un blocco unico di legno e rappresentando la "testa" della
pressione aveva avuto questo nome in onore del Santo protettore
di questa parte del corpo umano. Però il nome di detto
attrezzo, si dice abbia anche un altro significato, infatti,
sul gioco dei doppi significati del termine, pare avesse questo
nome in quanto nell'atto della pressione ed al contatto della
madrevite, il pezzo cigolava come se tuonasse (in vernacolo
si usa il termine "scattava") e da qui il secondo
significato del nome.
La "CHIANCULA": era una panchetta di legno posta
sopra i FISCULI ed utilizzata al loro schiacciamento sotto
la pressione della vite del torchio.
A volte succedeva che i fisculi sotto la pressione spanciassero
perciò si usava la "BARDASCIOLA" che era
una leva di legno con la quale il NACHIRU cercava di raddrizzare
la colonna dei FISCULI, usandola a mo' di leva.
Il "DERFINU": era un blocco
pesante di pietra dura, posto alla base del torchio ed affondato
nel terreno,
che, nella parte superiore, era solcato da un canale circolare
interrotto da un piccolo varco nella parte anteriore, varco
che serviva a far scorrere quanto spremuto nell'ANCILU.
"L'Ancilu": era una sorta di
pila in pietra, internamente cilindrica, nella quale convogliava
la spremitura
dei torchi, e con al fondo un foro di comunicazione con
una cisterna detta NFIERNU. Nel tempo all'ancilu fu applicato
un foro laterale dove veniva immessa l'acqua che scendendo
al fondo della
pila, nella sua risalita fungeva da separatore fra l'olio
e l'acqua.
"LU
NAPPU": era
un recipiente di latta convesso per raccogliere il residuo
d'olio galleggiante
sulla sentina all'interno dell'ANCILU.
UNITA' DI MISURA NEI FRANTOI IPOGEI
Per prima cosa bisogna
dire che dette unità di
misura erano diverse per le olive e per l'olio infatti
per le olive abbiamo quale unità di misura principale "LU
STUPPEDDHRU", pari a circa 10 Kg. di olive e lu "TUMULU" pari
a circa 33 Kg. di olive, la vascata, come detto prima,
corrispondeva a sei tumuli, cioè circa 200 kg. di
olive.
Passando all'olio abbiamo: la "SCIUANNA" recipiente
di latta, capace di venti chili di olio, a due anse, avente
verso l'alto e da un lato solo un bavaglino rialzato sempre
di latta, che, nell'uso, impediva all'olio che colasse
lungo la parte esterna del recipiente medesimo.
Dopo abbiamo "LU STARU" (lo staio): contenitore
della capacità di 16 Kg. di olio. Sua sottomisura
era "LA MINA" (dal greco hmina): contenitore
della capacità di otto chili di olio (la metà di
uno staio). Poi ancora abbiamo "L'OTTU PIGNATEDDHRE",
contenitore della capacità pari a quattro chili
di olio (metà della mina), ed infine "LU PIGNATEDDHRU" contenitore
della capacità di mezzo chilo di olio.
E' inutile aggiungere che queste erano le misure principali
perché poi abbiamo i loro sottomultipli.
APPROFONDIMENTI:
I
FRANTOI IPOGEI
FRANTOI
IPOGEI VERTICALI
FRANTOI
IPOGEI ORIZZONTALI
FRANTOI
IPOGEI: LA VASCA
FRANTOI
IPOGEI: I TORCHI
Testo e immagini tratte da
www.pinodenuzzo.com