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ITINERARIO DI TIGGIANO
Palazzo
Baronale
Notizie precise
sulla sua costruzione
non ce ne sono; possiamo
affermare però
che si tratta di un
edificio del 1600 pieno
di elementi rinascimentali,
testimonianza del lungo
dominio della famiglia
Serafini-Sauli. Successivamente
l’edificio venne
ampliato, con l’attuale
portone di accesso,
quasi di fronte a Piazza
Castello. Ulteriori
lavori di ristrutturazione
e restauro furono eseguiti
agli inizi del 1950.
 Il
piano terra è
costituito da circa
22 vani di diverse dimensioni,
per un totale di superficie
coperta di circa mq
1770 + mq 500 di cortili.
Il piano superiore è
composto di 19 vani
(tutti di diverse dimensioni),
con una superficie di
circa 1500 mq. Attualmente
l'intero palazzo baronale
è adibito a Sede
Municipale. Il giardino
retrostante, (frutteto),
ha una superficie di
circa 6750 mq, ed è
strutturato in modo
da essere accessibile
e percorribile attraverso
viali posizionati lungo
l'asse verticale ed
orizzontale dividendolo
in quattro parti. Dal
giardino si accede al
bosco, un vero e proprio
museo di macchia mediterranea,
ricco di alberi imponenti
come pini, querce e
lecci. Lungo i viali
che lo suddividono in
4 zone quadrangolari,
sono state sistemate
delle palizzate e delle
panchine per godersi
il clima sereno e respirare
aria ricca di ossigeno,
al riparo dai rumori
e dai pericoli. |
Torre
Nasparo
La torre fatta
costruire dagli spagnoli
a difesa del territorio
da loro dominato in
quell’epoca (1500),
era governata e mantenuta
dalla popolazione, tramite
l’esazione di
tasse, le cosiddette
“impositioni”,
che ciascun “fuoco”
doveva pagare alla Regia
Corte. Da uno dei documenti
esistenti nell’Archivio
di Stato di Napoli si
apprende che il primo
torriero della torre
Nasparo, fu il caporale
spagnolo Gio. Martinez
nominato nel 1583. Nel
1595 risulta essere
terriero Ludovico Ernandez,
nel 1609 il caporale
Gio. Garcia. Nel 1727
viene ancora citata
in un altro documento
esistente sempre nell’Archivio
di Stato di Napoli.
Dopo aver svolto la
sua funzione per la
quale venne costruita,
nel 1777 viene affidata
alla custodia degli
invalidi, un’associazione
assistenziale, ma la
torre è ormai
inabitabile perché
in parte crollata, e
ha perso la funzione
di vedetta per la quale
era stata costruita.
 La
torre Nasparo ha una
base troncoconica, il
cui diametro è
di 11 metri, dal cordolo
in su assume una forma
cilindrica. Fu costruita
con pietre non squadrate
e con dime verticali
in conci regolari. Dal
cordolo in su esistono
conci regolari esterni,
almeno per la parte
ancora esistente. Dal
piano agibile si può
vedere all’interno
una cisterna di circa
mt.4x4 con una copertura
a botte e le tracce
di un colatoio. La torre
immersa in uno splendido
paesaggio e sfiorata
dalla litoranea Otranto-Leuca,
comunica visivamente
con torre Palane a nord
e torre Specchia Grande
a sud. |
Oratorio
di San Michele
La struttura
rappresenta l’opera
più importante
fatta costruire dalla
fam. Arcella (famiglia
otrantina, che successe
nel 1309 al nobile francese
Rodolfo De Alneto) nel
casale di Tiggiano.
Sull’arco dell’unica
porta d’ingresso
dell’oratorio
si legge: “LABS
IACOB ERECTUS AD HONOREM
DNI ANGELI” che
significa: “Opera
fatta erigere da Giacomo
(Arcella) ad onore dell’Angelo
Divino”. Vi è
un unico altare, sul
frontone al di sopra
dello stesso vi è
un’iscrizione
nella quale ancora oggi
si può leggere:
”ANGELUS HINC
SCANDENS CAELESTIA REGNA
PETIVIT ANGELICO MERUIT
SEMPER ADESSE CHORO
– IS.90”
L a traduzione rivela
che “l’Angelo
da qui salendo nei regni
celesti meritò
per sempre di essere
presente nel coro angelico”.
Nella visita “ad
limina” che il
Vescovo di Alessano
Lamia fece nel nostro
“casale”
nel 1590, dopo aver
visitato la chiesa di
S. Ippazio, visitò
l’oratorio di
S. Angelo. Il Vescovo,
nel verbale che fece
redigere affermava che
“le pareti sono
imbiancate”, che
“il pavimento
è curato”,
che “la porta
è ben custodita”,
che “vi è
una piccola campana
sul tetto e che l’altare
è ben addobbato
e che sullo stesso trovasi
una grande tela che
raffigura S. Michele
Arcangelo nell’atto
di trafiggere il dragone”(il
peccato); come si può
notare gli Arcella avevano
una venerazione particolare
verso l’angelo
che poi sarà
identificato con S.
Michele Arcangelo.  Un
altro documento della
famiglia Arcella trovasi
nella chiesa di S. Ippazio,
incastonato a sinistra
della nicchia della
Madonna Assunta e l’altare
della Sacra famiglia,
è un’epigrafe,
nella quale si afferma
che un certo Angelo
Caloro, non avendo eredi,
affidò al nipote
Tommaso Arcella il compito
di erigere l’altare
per la salvezza degli
Arcella. L’abate
Giovani Arcella, figlio
di Tommaso, aveva l’obbligo
di seguire i lavori
fin dalle fondamenta,
era l’anno 1608.
L’attuale altare
della Sacra Famiglia
nella Chiesa parrocchiale
era una volta dedicata
alla Madonna di Costantinopoli,
commissionata dalla
famiglia Arcella, la
cui tela è oggi
nella sagrestia della
Chiesa: l’emblema
degli Arcella però
è rimasto in
alto dell’altare
suddetto. Un ulteriore
documento che sancisce
l’importanza dell’oratorio
di S. Michele Arcangelo
è quello del
verbale fatto redigere
durante la visita Apostolica,
effettuata nella nostra
Diocesi di Alessano,
dal Visitatore Apostolico
Andrea Perbenedetti,
Vescovo di Canosa nel
1628. Il Visitatore
Apostolico arrivò
ad Alessano il 5 febbraio
del 1628, accolto con
tutti gli onori dagli
ecclesiastici e dai
nobili del territorio
della Diocesi. Il 27
febbraio il “Reverendissimo
Signor Visitatore arrivò
alla chiesa parrocchiale
del luogo di Tiggiano”
e dopo aver controllato
accuratamente la Chiesa
parrocchiale, passa
in rassegna tutti gli
altri luoghi di culto:
la cappella di S. Teodoro,
di S. Maria, di S. Angelo
e, “fuori dal
paese” quella
di S. Biagio. Si riporta
fedelmente quanto fece
scrivere per la cappella
di S. Angelo traducendolo
dal latino: “Dopo
visitò la cappella
di S. Angelo, la cui
immagine è dipinta
sulla tela, in questa
cappella Don Giovanni
Antonio Arcella detiene
un beneficio col patrocinio
della sua famiglia con
il dovere di celebrare
in essa tre messe durante
la settimana. L’altare
è ben addobbata,
la cappella è
costruita a volta ad
arco e ben sostenuta;
le pareti sono imbiancate
e pulite. C’è
una campanella appesa
al muro sopra il tetto
e la fonte dell’acqua
lustrale è scavata
nella parete. La porta
viene chiusa con chiave
ed è fissata
con chiodi a scacchiera”.
La tela di S. Michele
Arcangelo viene citata
sin dal lontano 1590.
La struttura è
in precarie condizioni,
in quanto le infiltrazioni
di acqua piovana dal
tetto ne hanno compromesso
la salute delle pareti,
per cui l’umidità
impera, danneggiando
sempre più la
stessa struttura e il
dipinto. Alcuni interventi
effettuati senza tener
conto del valore storico
e architettonico hanno
poi ancor più
compromesso la bellezza
originaria dell’oratorio.
Il dipinto, secondo
il parere di molti ha
un valore inestimabile,
anche se non si riesce
ad individuare l’autore
materiale della tela,
ed ha un’età
forse di circa cinquecento
anni. Il messaggio dell’Arcangelo
è di lettura
molto semplice: la vista,
anche se fugace, dell’Angelo
che sconfigge il dragone
con sembianze umane,
comunicava ai contadini
che di lì passavano
la mattina per recarsi
in campagna e che la
sera ritornavano, stremati
dalla fatica, che comunque
la fede poteva vincere
qualsiasi duro sacrificio.
La tela attualmente
è in fase di
restauro. All’interno
vi è una bella
statuetta di cartapesta
di S. Ippazio che si
trova alloggiata in
uno “stipo”
ligneo. Chi guarda in
alto a destra vede incastonato
lo stemma degli Arcella.
Scoperta di un affresco
di sicura fattura rinascimentale
nella vetusta Cappella
dell’Arcella.
Alle ore 11 circa del
2 gennaio 2001, dopo
la delicatissima opera
di asportazione della
tela di S. Michele Arcangelo
dalla nicchia d’altare
della piccola cappella
omonima, per un urgente
intervento di restauro,
sulla parete posteriore
si è scoperto
un bellissimo affresco
che raffigura similmente
S.Michele vestito da
Cavaliere rinascimentale
con una lunghissima
spada nella faretra
e che con una lancia
colpisce un demonio-uomo
con artigli al posto
delle unghie dei piedi,
e un serpente che striscia
al di sotto dello stesso
demonio; l’Arcangelo
nella mano sinistra
regge una bilancia con
il piatto sinistro più
in basso rispetto a
quello di destra e con
all’interno due
figure, probabilmente
nel primo quella di
Eva e nell’altro
quella di Adamo. Sullo
sfondo un bellissimo
panorama collinare con
espressioni floreali
quasi naif. Di bellissima
fattura, l’affresco
è sicuramente
molto più antico
della tela, in quanto
gli atteggiamenti dell’
Arcangelo sono un po’
più statici,
ma nel complesso la
luminosità dei
colori, il messaggio
e la valenza artistica
ne fanno un’opera
di immenso valore.
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