Il nome di questa piccola
frazione di Ruffano,
Torrepaduli, trae origine
da due elementi: le
tre torri, o l’unica
torre come sostengono
alcuni, che costituivano
l’antica fortezza,
e la palude circostante.
Le torri, struttura
di difesa ed asilo per
i contadini sparsi per
le campagne in tempi
d’incursioni piratesche,
rimangono, comunque,
nella memoria, poiché
non vi è traccia
delle loro vestigia;
la palude o padula,
poiché

Torrepaduli
si estende nella vallata,
venticinque metri più
in basso di Ruffano,
dal quale dista meno
di un chilometro. Gli
storici pongono il suo
momento storico tra
il tre e il quattrocento
e legano questo luogo
a Maria Enghein, figlia
del conte di Lecce,
Giovanni. Ella eredita
la contea alla morte
del fratello Pietro
(1384) e, a seguito
del matrimonio con il
Principe di Taranto,
dona ai frati francescani
di S. Caterina in Galatina
l’intero feudo.
Le vicende storiche
successive vedono passare
lo stesso feudo nelle
mani di diversi beneficiari
o acquirenti, baroni
e principi, lungo i
vari secoli fino al
tardo ottocento. Tuttavia,
anche se all’ombra
di Ruffano in qualità
di frazione, Torrepaduli
mantiene sempre la propria
identità, sviluppando
usi e costumi caratteristici.
Ancora oggi, tradizioni
e cultura a Torrepaduli
si coniugano con la
vivacità creativa
della sua gente che
ha assorbito i mirabili
tesori delle civiltà
succedutesi sul suo
territorio, quella greco-bizantina
e latino-spagnola, portandole
a sintesi inattese di
autentica storia mediterranea.
Al retaggio della civiltà
greco-bizantina si richiamano
la passione per la danza
ed il suono del tamburello.
La danza delle spade
o mimo danza durante
la festa di San Rocco,
nei giorni 15 e 16 Agosto,
è uno dei pochi
casi ancora presenti
in Europa e richiama
migliaia di turisti
e pellegrini ed è,
ancora oggi, oggetto
di analisi da parte
degli studiosi di tradizioni
popolari. Torrepaduli,
tuttavia, non è
solo storia e tradizioni
popolari: essa è
in grado di offrire,
al visitatore, pace
e ristoro spirituale
presso il Santuario
di San Rocco, le bellezze
artistiche delle sue
Chiese alla maniera
Leccese e, perché
no, la produzione artigianale
del luogo, costituita
da manufatti e prodotti
della terra. Ancora
oggi, durante la tradizionale
fiera di San Rocco,
è possibile acquistare
il tradizionale ventaglio
con l’effigie
del Santo, le zagareddhe
(nastri colorati) con
cui adornare le biciclette,
le moto ed i riccioli
dei bimbi, portati a
spalla dai genitori
nella calca della fiera,
la copeta (un tipo di
ottimo torrone) e ristorarsi
consumando il pezzetto
(pezzi di carne preparati
con gustosi intingoli),
quindi ritornare a casa
portando il proprio
fazzoletto passato sulla
statua del Santo in
segno di benedizione.