I comuni del salento: cittą di Racale

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Comune di Racale
ITINERARIO DI RACALE

Chiesa di Santa Maria De Paradiso (Chiesa San Giorgio Martire)

A volere e a costruire la chiesa di Santa Maria de Paradiso fu il popolo di Racale, tanto che l’Università ebbe sempre l’incombenza delle opere di manutenzione del sacro edificio. Inusitato è il titolo conferito alla chiesa: SANTA MARIA DE PARADISO. Le ipotesi a questo proposito possono essere diverse e tutte ugualmente accettabili: che si trattasse di una appropriazione locale dell’antico titolo di Santa Maria di Costantinopoli, introdotto dall’Oriente, e con cui si onorava la divina maternità della Vergine Maria; che fosse la volgarizzazione del titolo dell’Assunzione; che fosse un titolo integralmente coniato a livello locale con cui si intendeva venerare la Vergine Maria. É interessante notare attraverso gli atti delle visite pastorali dei Vescovi di Nardò lo sviluppo a cui fu soggetto il titolo di Santa Maria de Paradiso, legato all’omonimo altare, sempre conservato nella chiesa in questione:

dal 1452 al 1675: SANTA MARIA DE PARADISO (ininterrottamente)
nel 1678: SANTA MARIA DELLE GRAZIE, “vulgo dicta” DE PARADISO
nel 1690: B.M.V. DE NIVE, “alias” DELL’ORO
nel 1714 : SANTA MARIA DE PARADISO
nel 1719: SANTA MARIA DELLE GRAZIE
nel 1738: ALTARE DI TUTTI I DEFUNTI

da quella data in poi indistintamente le due menzioni seguenti: ALTARE DELLA BEATA VERGINE DEL CARMELO - ALTARE DELLE ANIME PURGANTI. In seguito alla traslazione in questa chiesa della parrocchia di San Giorgio il titolo della chiesa andò gradualmente scomparendo a favore del titolo parrocchiale, fino a che dalla metà del sec. XVIII in poi fu del tutto dimenticato.


Chiesa Madonna dei Fiumi

Ai piedi della collina “Li Specchi” sorge una chiesa, intitolata alla Madonna dei Fiumi, che la nebulosa memoria del popolo tramanda fondata dai Turchi. Narrano, infatti, che alcuni Turchi, viaggiando per mare, s’imbatterono in una spaventosa procella, e, vistisi perduti, fecero voto che se avessero toccato terra sani e salvi, in quello stesso luogo avrebbero innalzato un tempio in onore della Vergine Maria. Così avvenne che approdarono nella baia di Torre Suda e, spintisi verso l’entroterra, ai piedi della collina edificarono questa chiesa a soddisfazione del voto fatto.Risulta evidentemente paradossale questo racconto popolare, giacché le cronache ufficiali assicurano che, se Turchi vennero in queste contrade, vennero per˜ da predatori; e pur ammettendo un naufragio, come pensare tuttavia che dei musulmani convinti potessero aver invocato, e, comunque venerassero Colei che della fede cristiana è una delle espressioni più caratterizzanti? Tuttavia, non si può neppure liquidare con troppa superficialità come leggenda ciò che tramanda la memoria popolare, che interpreta fatti e circostanze nella misura in cui è impressionata da essi, ma che non ha alcun interesse a mettere in piedi leggende e fantasticherie di pura invenzione. Un fondo di verità non può essere disconosciuto facilmente. Semmai, come si vedrà, ci troviamo qui in presenza della fusione, fino alla confusione, di fatti personaggi ed epoche diversi, ma sempre relazionati al momento di cui si parla.
Ci giunge notizia che laddove oggi insiste la Chiesa della Madonna dei Fiumi, sorgeva anticamente un insediamento di monaci italo-greci i quali avevano creato un calogerato attorno ad un luogo di culto, dedicato secondo il loro costume a S. Maria di Costantinopoli. Ecco, allora, gli antichi fondatori del culto mariano venuti dal mare, come narra il racconto popolare. Infatti, tali monaci di origine greca saranno di certo appartenuti a quella schiera di religiosi fuggiaschi dall’Oriente, dove nei secoli VIII-IX imperversava la persecuzione iconoclasta fomentata dagli imperatori bizantini. La nostra costa jonica offre facile approdo in tantissimi lidi, come Torre Suda: sicché dovette sbarcare anche qui come altrove un drappello di tali fuggiaschi e alcuni si insediarono ai piedi della collina “Li Specchi”, dove esistevano grotte ed anfratti, mentre altri penetrarono all’interno e si situarono chi sulle colline dell’entroterra e chi nelle campagne, costruendo celeberrime abbazie. Durante recenti lavori di restauro della Chiesa della Madonna di Fiumi sono stati rinvenuti i resti del primitivo luogo di culto bizantino, affossati sotto l’attuale area presbiterale. Si tratta di un vano largo cm. 400 circa e opinabilmente profondo cm. 500 circa, interamente scavato nella roccia. Il vano ha un orientamento nord-sud, ma non lascia individuare su quale lato fosse aperto l’ingresso. É attualmente privo di copertura o perché realizzata con pietre e perciò naturalmente distrutta, o perché pur essendo scavata nella roccia fu abbattuta nella costruzione dell’attuale chiesa. Il vano, inoltre, è stato troncato a nord e a sud quando sono state scavate nella chiesa le fosse sepolcrali, agli inizi del sec. XIX. All’interno, in posizione laterale contro il muro di ovest vi era un affresco di epoca bizantina raffigurante la Madonna di Costantinopoli, successivamente spostato due metri più in alto. La scomparsa dei monaci, avvenuta non oltre il sec. XIV, provocò la graduale distruzione dell’insediamento primitivo. Tuttavia, sui frammenti di affresco rimasti nel sito originario ed anche sulla porzione di affresco sposta più in alto si possono leggere in graffito alcune date: 1584, 1585, 1586, 1579 ecc. e alcuni nomi di non facile decifrazione; evidentemente, benché privo di custodi, il luogo di culto rimase meta costante di pellegrini, giacché da epoca immemorabile alla Madonna dei Fiumi ricorrevano le giovani madri prive del latte materno per nutrire i propri neonati e, sovente, se ne tornavano prodigiosamente esaudite dalla Madre di tutte le madri. L'assenza di scritture, a fresco o graffite, che potessero orientarci circa l'epoca in cui fu realizzato l'affresco, è dovuta di certo al restauro del 1572, quando, essendosi perduta la memoria del titolo originario dell'icona, evidentemente si sentì il bisogno di scriverlo in testa all'affresco. Su questi ruderi nel 1611 l'arciprete don Pompeo De Benedittis fece innalzare una chiesa vera e propria, di discrete dimensioni, a forma quadrangolare, costruita interamente in conci di tufo locale ben squadrati.L'icona rimase sottoposta, rispetto al piano della nuova chiesa, di tre gradini. Ai due lati sul muro di fondo, furono pitturate a fresco le immagini di S. Elia profeta e S. Leonardo abate.Nella seconda metà del sec. XVII si ritirò presso la chiesa della Madonna dei Fiumi Mariano Lannocca, un pio giovane di Racale, desideroso di consacrarsi al culto della B.V. Maria e di condurre vita eremitica.A lui si associarono Nicola Culiersi nel 1696, il vedovo Geronimo Reho nel 1697, Francesco Campa nel 1705, il sacerdote don Michele Rubino nel 1711 e Onofrio Pesino nel 1714, tanto che nel 1719 il vescovo di Nardò Mons. Antonio Sanfelice li costituì in Ordine Eremitico, nominando loro capo Mariano Lannocca, il quale come tale era chiamato a prestargli obbedienza nella festa di S. Gregorio Armeno, protettore della Diocesi.Con tale drappello di compagni, frà Mariano progettò di ampliare la chiesa della Madonna dei Fiumi. Smontarono la facciata seicentesca, ed anteposero alla originaria costruzione quadrangolare un altro edificio in conci di tufo misti con pietre informi e bolo, esattamente uguale per forma e dimensioni a quello già esistente. Quindi, riostruirono la primitiva facciata, recuperando t i pezzi che nello smontaggio erano rimasti più o meno integri e, comunque, riutilizzabili.La nuova costruzione fu completata nel 1715, come si legge sulla fronte dei capitelli del portale della chiesa. I nuovi affreschi, invece, sono datati al 19 dicembre 1718. Frà Mariano provvide, inoltre, la chiesa di tutto l'occorrente per la celebrazione della Messa e per il culto divino, riscuotendo la più grande ammirazione da parte del vescovo Sanfelice.Nel 1718 fu affiancato alla chiesa un eremo costruito ex-novo sulla cui porta fu apposta l'epigrafe “PIORUM ELEMOSYNA 1718”.Altri devoti si unirono alla schiera eremitica di frà Mariano: nel 1719 Vito Giosafatt Boccadamo di Acquarica del Capo; nel 1721 il vedovo Francesco Lannocca, fratello di frà Mariano; nel 1731 Giovanni Abaterusso; e poi Nicola Ventruto nel 1748, Francesco Marzo nel 1769, Giuseppe Spennato nel 1771, Ippazio Ferraro nel 1808 e Cosimo Lannocca, l'ultimo, nel 1825.In seguito alla proibizione di inumare i defunti nelle aree urbane, nel 1828 fu sfondato il pavimento della Chiesa e furono scavate 6 fosse comuni nella navata dall'altare alla porta d'ingresso ed altre fosse ai piedi dei pilastri più vicini all'altare maggiore. Si cominci˜ a seppellire in tali fossi nel 1832 e sono state utilizzate ininterrottamente fino al primo quarto del secolo corrente, quando si è incominciato a costruire il cimitero comunale, che attualmente circonda la chiesa.Così pure, nella stessa circostanza fu abbattuto l'eremo e sostituito con nuove costruzioni, non senza aver prima isolato la chiesa dal cimitero con la chiusura della porta che dava nell'atrio dell'eremo. Solo ultimamente è stato praticato un passaggio dalla chiesa al cimitero, con una piccola porta che si apre accanto all'affresco dell'annunciazione.


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Fonte: www.comune.racale.le.it
 
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