I comuni del salento: città di Racale

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Comune di Racale
ITINERARIO DI RACALE

Chiesa di San Nicola Pellegrino

L’antico edificio voluto da Giordano aveva grosso modo la medesima struttura che presenta ancora oggi. Originali sono in esso il portale, impreziosito da due cunei in pietra tufacea lavorata, e sormontato da una lunetta; brevi tratti del muro della facciata; la parte inferiore destra del muro di fondo, comprendente porzione dell’antico arco absidale. Il terremoto nel 1743 scosse la chiesetta, solidamente ricostruita, ma non provocò altri danni se non la caduta degli intonaci del muro volto a occidente (l’antica ed attuale facciata). Soppresso il beneficio nella seconda metà del 700, la chiesa ricadde gradualmente in disuso anche per l’incombente carenza di clero causata dalle leggi borboniche. Nel 1828 essa fu acquistata dai Duchi Basurto, che ne fecero un ripostiglio di paglia ad uso del sottostante frantoio. Nella visita pastorale dello stesso anno si nota con amarezza la dicitura “È stata in quest’anno convertita in ripostiglio di paglia e quantunque piena zeppa di questa materia ed ermeticamente chiusa, è bello vedere verso la sera accostarsi le donne e genuflesse praticare le loro divozioni”. Nel 1861 fu ivi rifusa l’antica campana della chiesa matrice e se ne ottenne una nuova del peso di dodici quintali e dell’altezza di 120 cm. Nello stesso periodo il Barone Felice Basurto vendette la chiesa ad Alessandro Caputo di Melissano, che ne fece dapprima una civile abitazione, e poi una stalla. Fu il Caputo che chiuse il portale creato dal Sanfelice e ne aprì uno nuovo, rivolto a nord, sull’attuale piazzetta. Agli inizi del nostro secolo il Caputo lasciò la chiesetta in donazione all’Arciprete don Tommaso Schito con l’obbligo di restaurarla e ristabilire il culto del Santo Pellegrino. L’Arciprete Schito, in effetti, restaurò l’antico portale, restaurò in qualche modo la chiesa e la riaprì al culto, riportandovi per la seconda volta la lapide di fondazione che insieme a quella del Sanfelice nel 1826 era stata trasferita nella sacrestia della chiesa matrice.

Chiesa di San Sebastiano


Pochi sanno che per svariate vicende la chiesa matrice di Racale non porta il titolo del Protettore del paese, San Sebastiano, tuttavia fino a circa due secoli fa è esistita una splendida chiesa dedicata a quel glorioso martire. Situata a ridosso delle mura del Paese, nei pressi dell’attuale Via Zara, era stata voluta e costruita dal popolo intorno alla metà del 500. Il suo ingresso principale, come per molte altre chiese extraurbane, si apriva sulla via “della scecovina”, dove avrebbe ricevuto le preghiere dei passanti, ed avrebbe potuto costituire un baluardo di fede alle scorrerie dei Saraceni che quasi sempre provenivano da Ugento o da Felline. Originariamente la chiesa aveva le pareti interne affrescate ed il tetto a capriate di legno, ricoperto di tegole. Nel 1637 il Vicario generale della Diocesi, visitando la,ordinò di riparare il tetto, perché alcune tegole erano cadute e penetrava acqua all’interno. Nel 1670 le riparazioni non erano ancora state effettuate per cui il tetto era marcito e minacciava di crollare. Il sindaco del tempo Antonio Astore, incaricò un muratore del luogo, mastro Lorenzo Loria, di provvedere al rifacimento del tetto, che fu realizzato in muratura, a botte, decorato con stucchi e completato il 23 Maggio 1678. Tuttavia periodicamente altre riparazioni si rendevano necessarie e venivano effettuate, sempre a causa delle infiltrazioni di umidità. Il 1719 il Vescovo Antonio Sanfelice, visitando la chiesa, la lodò e la reputò una delle più belle dei dintorni. Il sipario calò su di essa col terremoto del 1743, e non si risollevò più.

Chiesa di Santa Maria La Nova (Convento).

La Chiesa S.M. La Nova, con il cenobio benedettino che un tempo le era annesso, sono di fondazione antichissima, che ne datano l’origine tra la fine del sec. XI e l’inizio del sec. XII. Nel 1444 i Frati Francescani provenienti dalla Bosnia e insediatisi in S. Caterina Novella di Galatina, domandarono al Vescovo di Nardò Mons. Stefano de Pendinellis di poter utilizzare le rovine dell’antico cenobio benedettino di Racale per costruirci un loro convento. Il vescovo aderì volentieri alla richiesta dei Frati, anche per la simpatia che in quegli anni San Bernardino da Siena aveva suscitato per i “poverelli” di San Francesco, predicando nella diocesi di Nardò. La chiesa (ora chiusa per restauro) è ricca di affreschi e Oli su tela.

Chiesa dell'Immacolata

La chiesa da intitolare all’Immacolata Concezione di Maria, fu eretta per volontà della Confraternita e la costruzione fu completata nel 1677, come si leggeva nella lapide che fino al 1956 sovrastava il suo ingresso principale: “questo tempio della santissima Vergine Immacolata costruito con le offerte dei fedeli fu completato il 12 febbraio dell’anno del Signore 1677”.

Edicole votive rurali

Sono delle piccole costruzioni rurali con immagini di santi, della Vergine o di Cristo spesso costruite nelle vicinanze dell'ingresso della proprietà rurale. Dette immagini erano sicuramente espressione della devozione e della fede cristiana, ma non è escluso che forme di paganesimo, inducevano i proprietari a immaginare che la cappella potesse servire come protezione della proprietà.

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Fonte: www.comune.racale.le.it
 
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