I comuni del salento: città di Parabita

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Comune di Parabita
STORIA DI PARABITA

Nel 1966 in una grotta (denominata poi "Delle Veneri") furono ritrovati reperti risalenti in parte al Paleolitico medio e in parte al Paleolitico, due scheletri acefali e due statuine scolpite in osso di cavallo dell'altezza rispettivamente di 9,6 cm. e 6,7 cm. che raffiguravano donne in stato di gravidanza. La suddetta grotta rappresenta uno degli insediamenti archeologici più importanti del territorio salentino. In prossimità della zona archeologica del villaggio ancora oggi sono visibili i segni del sistema costruttivo arcaico, utilizzato dalla popolazione di quel tempo (capanne costruite all'interno della grotta). Lo sviluppo urbanistico e sociale del villaggio si ebbe sino all'anno 1000 a.c. (età del bronzo), quando in una valle situata ad ovest di esso, fu fondata Baubota o Bavota, una forte città Messapica che subì un processo di colonizzazione Greca intorno all'800 a.c. (età del ferro). Successivamente i Messapi ingaggiarono guerra contro Taranto e poi contro Roma, la quale le lasciò una certa autonomia (272 a.c.-400 d.c.). Bavota subì l'influsso Bizantino grazie ai Monaci Basiliani, giunti nel Salento dopo il 726 d.c. anno in cui Leone III l'Isaurico, imperatore d'Oriente, diede il via all'Iconoclastia (avversione e distruzione delle immagini sacre). Nel 927 d.c. la città fu distrutta dai Turchi. I superstiti si spostarono più a sud e fondarono il nuovo casale, Parabita, sulla cui etimologia si sono fatte varie ipotesi. La scelta del luogo non fu casuale; si realizzarono le prime costruzioni sull'asse che va dalle attuali Piazza della Vittoria (rione Montella o Munteddhra) a Piazza Immacolata perché nel posto vi erano delle grotte basiliane, segno di una precedente antropizzazione del luogo. Gli abitanti erano talmente legati e nostalgici della vecchia città che ne riprodussero la tipologia costruttiva, di cui ci è rimasto un esempio in Via S. Nicola, datato 1200, alle spalle della chiesa dell'Immacolata. La nuova città aveva una forte cinta muraria su cui si aprivano a nord la "Porta di Lecce"; ad ovest la "porta di Gallipoli"(luogo oggi familiarmente chiamato "ssutta 'a porta"); a sud una terza porta, di cui si è persa la memoria del nome; ad est la "Porta Falsa".

 
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