STORIA
DI NARDO'
La città ha radici antichissime il ciò è dimostrato da una serie di reperti e testimonianze rinvenute su tutto il suo territorio, soprattutto nella "Baia di Uluzzu", dove si trovano diverse grotte, tra cui quelle significative di Uluzzu e del Cavallo. Nardò, trova le sue origini intorno al 1000 ad opera dei Messapi. Nel 269 a.C. fu conquistata dai Romani, e successivamente, dopo la caduta dell'impero romano, passò sotto il dominio dei Bizantini e, per un brevissimo periodo, dei Longobardi. Con i Bizantini si ebbe l'incremento della presenza dei monaci Basiliani, che diffusero, tra l'altro, una nuova tipologia costruttiva, cioè la costruzione in grotte. Infatti numerosi furono i villaggi rupestri, come quello in contrada Le Tagliate, e le cripte, come quella di S. Antonio Abate. Nel 1055 i Normanni si impossessarono della città e giunsero i Benedettini e nel 1266, subentrarono gli Angioini, i quali, pur avendo organizzato i centri abitati del regno in università, svilupparono il feudalesimo. Nel 1413 Nardò era divenuta definitivamente sede di diocesi, dopo essere stata sede di abbazia benedettina e già diocesi per alcuni anni intorno al 1378. Nel 1600 maturarono anche fatti di rilievo, come quello della rivolta del 1647, che da Napoli si era trasferita in periferia. Agli inizi del 1700 Nardò attraversava una fase molto positiva grazie alla ripresa economica, alla quale corrisposero una stagione culturale rinnovata e una pregevole politica edificatoria sacra. Il periodo positivo del primo cinquantennio del sec. XVIII si bloccò sia a causa di congiunture atmosferiche sia, verso la fine del secolo, per le vicende connesse alla guerra delle potenze europee contro la Francia rivoluzionaria. Successivamente, per tutto il Risorgimento e fino ai primi del 1900 la borghesia fu sempre protagonista. Infatti gestì e controllò non solo ogni movimento culturale-politico ma anche qualsiasi attività.
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