I comuni del salento: città di Martano - I monaci cistercensi

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Comune di Martano
I MONACI CISTERCENSI DI CASAMARI A MARTANO

A un chilometro da Martano, sulla via provinciale per Borgagne, si trova il Monastero di S. Maria della Consolazione, in cui vivono e operano un gruppo di monaci appartenenti all’Ordine dei Cistercensi.
L'Ordine fu fondato nel 1098 a Citeaux (Francia) da San Roberto, abate benedettino di Molesme, da Sant'Alberico e dall'inglese Santo Stefano Harding. La motivazione: riforma dell'ordine benedettino, desiderio di ritorno all'osservanza integrale della Regola di San Benedetto, cioè riequilibrando lo studio al lavoro (c'era più predi sposizione verso lo studio) e cercando di opporre alla magnificenza e alla ricchezza dei cluniacensi l'ideale di povertà, semplicità, solitudine, con i monasteri costruiti o nelle paludi oppure nei fondovalle lontani dai centri abitati. Moines batisseurs, monaci costruttori, questo l'appellativo che si portano dietro i Cistercensi.
Principale artefice della fondazione del Monastero presso il cenobio di S. Maria della Consolazione fu Don Mauro Cassoni. Don Mauro nacque a Norma, un paesino nei pressi di Latina, il 22 gennaio 1877. All’età di 14 anni entro nell’Abbazia di Casamari, di cui fu Superiore, prima di trasferirsi, nel 1928, presso il Monastero di S. Maria della Consolazione, dove ci rimarrà sino alla sua morte, avvenuta il 22 dicembre del 1951.
I monaci benedettini-cistercensi di Casamari presero possesso del Monastero, il 21 marzo del 1926. A quella data il cenobio aveva già 240 anni di storia, infatti lo stesso fu costruito, dai religiosi alcantarini 1'11 gennaio 1686, in contrada "Liori", nel luogo dove era situato un piccolo eremo, formato da una cappellina dedicata alla Madonna della Consolazione o del Liori e da sei celle per abitazione degli eremiti. Si crede che l'eremitaggio fosse un vestigio di un antico cenobio di monaci italo greci, la presenza dei quali, tra l'altro, ci è confermata dal nome di una masseria, a poche centinaia di metri, denominata "Sinobie" (da sinobios per coeno-bios = vita comune, cenobio). La piccola cappella-santuario, che custodiva l'icona della Madonna di Liori, non era più sufficiente a soddisfare le esigenze dei fedeli, perciò nel 1685 ne fu costruita un'altra più grande. Questa, con la venuta degli Alcantarini, fu incorporata nella chiesa attuale e l'icona della Madonna (secolo XV) fu sistemata nel fastigio interno dell'abside. L'interno di questo tempio, definito da alcuni architetti "un piccolo scrigno di fantasia artistica", sta a testimoniare un momento di grande entusiasmo da parte della comunità alcantarina. E' tutto in stile barocco-leccese, eseguito con buon gusto e fine sensibilità artistica. Il cenobio della Consolazione, che per le sue benemerenze era stato insignito dai Re di Napoli del titolo di "Reale Monastero", subì due soppressioni: la prima (1810 1816) ordinata da Napoleone Buonaparte, l'altra in seguito alle leggi eversive del 1866 che, per il cenobio di Liori, ebbero effetto esecutivo nel 1881. Dopo questa data, l’ordine alcantarino non fece più ritorno nel suo antico monastero, il quale passò in proprietà del demanio e poi del Comune di Martano. In seguito, il complesso conventuale fu acquistato dai baroni Comi di Corigliano d'Otranto che, nel 1908, lo affidarono ai Minori Francescani. Ma questi vi rimasero appena quattordici anni. Nel 1923, il barone Angelo Comi e il nob. cav. Cosimo Marcucci iniziarono le trattative con l'abbazia di Casamari, che si conclusero il 21 marzo 1926 con la venuta a Martano della prima comunità monastica. 
La chiesa ha pianta rettangolare, sezione trasversale del tipo cattedrale ed è divisa in tre navate: una centrale e due laterali, delimitate dalla prima, da due ordini di pilastri paralleli, disposti secondo l’asse della navata maggiore. 
Sui pilastri, oltre alle murature della nave principale, sono impostate le coperture a terrazza ad ogni livello.Le dimensioni della nave principale sono differenti da quelle delle altre due.
La parte alta delle murature, è cadenzata complessivamente da otto monofore che permettono un invaso luminoso tale da aggiungere maggiore accentuazione ad cromatismo della chiesa.
La zona terminale della chiesa, che ha inizio con l’arco trionfale a tutto sesto, risulta più alta di 20 cm, rispetto al piano della chiesa: questa è la parte più nobile del tempio, dove è situato l’altare maggiore al centro del presbiterio.
Lungo i fianchi delle navate laterali sono allineati gli altari minori: tra da una parte e tre dall’altra, in simmetrie delle tre campate della chiesa.
La pavimentazione della chiesa, con formelle quadrate di 20 cm., in ceramica maiolicata, è del 1600.
Per la varietà dei colori, dei disegni geometrici e fantasiosi e dei motivi floreali, si contano ben ventidue tipi di piastrelle, disposte con gusto artistico.
Verso il centro della chiesa, sotto il piano del pavimento, fu scavata una cella funeraria per la sepoltura dei religiosi alcantarini. 
L’interno della chiesa è decorato in stile barocco leccese che in quel periodo storico, trovò nella pietra del Salento la migliore e la più malleabile alleata per esprimere le aspirazioni profonde dell’anima. 
La decorazione del tempio, nel suo insieme, si esprime con una triplice graduatoria: elementi a basso rilievo, (fregi, festoni floreali, e vegetali), ad alto rilievo, (trabeazioni, cornici, talune teste d’angeli), di tutto rilievo, (in particolare sugli altari, dove si ammirano vasi traboccanti di fiori e di frutti, statue d’angeli e di santi, ecc..).
Le decorazioni degli altari sono eseguite in pietra leccese e ognuno costituisce un vero capolavoro di intaglio, opera di scalpellini e intagliatori di indiscutibile abilità e gusto artistico.
All’interno del monastero sono presenti, fra gli altri, un archivio e una biblioteca.
I Superiori della Provincia alcantarina di terra d’Otranto e i Capitoli provinciali ebbero una cura particolare per la raccolta e la conservazione del materiale archivistico.
L’inventario dell’archivio di Liori, redatto dal P. Gaetano di S. Maria nel 1798, rivela che in quell’anno, l’intera documentazione del monastero ricevette una sistemazione definitiva.
Le carte furono sistemate, secondo il loro contenuto, in cinque fascicoli distribuiti nel modo seguente:
Fascetto I°: Scritture apparteneti al convento. 
Fascetto II°: Bolle e Decreti pontefici.
Fascetto III°: Dispacci Reali. 
Fascetto IV°: Ordinamenti e Lettere Circolari dei Provinciali.
Fascetto V°: Autentiche di Reliquie.
Quella documentazione è attualmente conservata presso il convento di S. Maria delle Grazie in Galatone, anche se sono state effettuate delle fotocopie che costituiscono il fondo cartaceo riguardante il cenobio della consolazione. 
Il recupero dei documenti e delle notizie, spettanti il monastero di S. Maria della Consolazione è tuttora in atto. 
Le origini della Biblioteca di S. Maria della Consolazione risalgono al primo insediamento degli Alcantarini nell’eremo di Liori. 
Con l’insediamento dei monaci di Casamari. La biblioteca fu ricostruita, particolarmente per l’interessamento di Don Mauro Cassoni, che tanto si adoperò per dotarla di opere rare e pregiate. 
Il primo nucleo del fondo librario fu formato dalla donazione dei Baroni Comi. In seguito si arricchì con i lasciti di benefattori e con donazioni da parte di alcuni studiosi. 
La biblioteca ha carattere di cultura varia, orientata in prevalenza nel campo biblico, teologico filosofico, giuridico, storico e letterario.
Particolarmente importante riveste la sezione relativa alle ricerche sul Salento, in materia linguistica, a cui si affianca la collezione di storia sul Salento e delle biografie dei personaggi più rappresentativi che ebbero rapporto con esso.
In occasione del Giubileo del 2000 il monastero è stato ristrutturato e ingrandito con la costruzione di nuovi alloggi pronti ad accogliere tutti i pellegrini che volessero visitare l’abbazia. Il monaci organizzano, tra l'altro, campi scuola per i giovani e settimane di accoglienza e di ritiri spirituali. Ospitano incontri, convegni e seminari di studio; promuovono ricerche e studi di storia della lingua e del rito griki. 
Accanto alle attività spirituali i padri cistercensi si dedicano al lavoro dei campi, alla raccolta di erbe officinali e si tramandano il segreto di antiche ricette per la produzione del prezioso olio di oliva extravergine, dell'aromatico "Amaro San Bernardo", delle vulcaniche "Gocce Imperiali", delle squisite confetture di frutta, delle tisane e dei decotti medicinali, delle caramelle balsamiche.
Il convento offre ben 70 posti letto a quanti desiderino condividere per qualche giorno l'ordinata semplicità della vita monastica.
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