STORIA
DI MELPIGNANO
Le memorie storiche di quest'altro Centro ellenofono sono interessanti quanto i monumenti che nobilitano con spiccata espressività il nucleo antico, il cui fulcro è costituito dalla piazzetta che, antistante la cinquecentesca Parrocchiale dedicata a San Giorgio, sviluppa sui due lati una serie di portici a fomici a tutto sesto.
Al Cinquecento appartiene, oltre al gruppo di San Giorgio, nella lunetta del portale della Parrocchiale, l'altorilievo, in questa conservato, del grecista Nicola Maiorano che, bibliotecario della Vaticana e Vescovo di Molfetta, fu il più eminente cultore delle lettere greche che, quivi fiorite, trovarono incremento, oltre che scrittori donde, nei secoli XIV e XV; uscirono i Codici che, alienati nel Seicento, fanno parte della dotazione della Biblioteca Ambrosiana.
Al Seicento risalgono i due monumenti di rilevante interesse per l'architettura barocca del Salento, il Palazzo Marchesale eretto nel 1636 da Francesco Manuli per conto di Giorgio Castriota e sede, nel secolo scorso, d'una cospicua Pinacoteca attualmente trasferita a Molfetta e, lungo la via di Santo Stefano, il Palazzetto Maggio, incoronato da un lungo mignano a mensole.
Ambedue le fabbriche presentano una limpida decorazione ornamentale che privilegia la sobrietà delle membrature architettoniche.
Ma il monumento principe dell'architettura di Melpignano è la chiesa della Vergine del Carmelo ed il contiguo ex convento degli Agostiniani, edifici, rispettivamente, ricostruiti ed ingranditi nel Seicento e qualificati, la chiesa, dovuta a Francesco Manuli, da un'eloquente facciata, il cui schema è esemplato, anche quanto a decoro plastico, al verboso gusto di Giuseppe Zimbalo, ed ispirato, tra l'altro, ad una solenne gravità di impianto che la rovina degli ambienti rende suggestivamente tragica.
Tra Melpignano e Cursi si estrae la pietra locale che è meno morbida e più resistente agli agenti atmosferici di quella tenera dei dintorni di Lecce, e dalla cava "Motta" di Melpignano derivano (1958) vari reperti di fauna pleistocenica conservati nel Museo di Maglie.
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