Dopo la caduta dell’
Impero Romano d’Occidente (476
d.C.), l’Italia è percorsa da popolazioni barbare
che, inizialmente, saccheggiano, depredano, distruggono e uccidono,
per poi insediarsi e cercare di ricucire lo strappo con le
popolazioni locali. Le guerre greco-gotiche (535-553), combattute
dai Bizantini contro i Goti per volere dell’imperatore
(basilèus) Giustiniano, intenzionato a riunire l’Impero
Romano sotto l’egida di Costantinopoli, piegano nuovamente
la penisola italiana che si presenta impotente alla penetrazione
e all’insediamento dei Longobardi.
I Bizantini conservano
vasti possedimenti, tra i quali l’Esarcato di Ravenna
e la Puglia, che saranno fortemente grecizzati per impedire
ulteriori espansioni degli invasori. Provincia a tutti gli
effetti dell’
Impero Bizantino, la Puglia reca indelebili
le tracce che questa dominazione ha lasciato nelle numerose
cripte bizantine, nelle chiesette che sono sfuggite all’usura
del tempo e soprattutto nel griko, idioma sorprendentemente
affine al greco moderno, che ancora si parla nella sacca geografica
denominata Grecìa Salentina. Nel corso del VII-VIII
sec., l’intraprendenza di grandi imperatori quali Eraclio
e Leone III l’Isaurico, se da un lato portò ad
un rafforzamento delle “province italiane”, dall’altro
fu all’origine di migrazioni che portarono in Italia,
in particolare in Puglia e Calabria, molti monaci in fuga dall’iconoclastìa.
Il dominio greco raggiunse l’apice nel corso del IX-X
sec., il periodo d’oro di Bisanzio, allorquando furono
fondati nuovi monasteri di rito basiliano, rifiorirono le arti
e fu migliorata anche l’amministrazione.
Nel frattempo
la situazione nel resto d’Italia era mutata e i papi
di Roma, non tollerando la presenza dell’eresia del rito
greco sul territorio nazionale, inviarono i Normanni con la
promessa di riconoscerli signori delle terre sottratte ai Bizantini.
Vinte le resistenze, nel 1071 i Normanni presero possesso dell’Italia
Meridionale, conservando la brillante cultura dei vinti che
sarebbe sopravvissuta, ricevendo linfa vitale dai profughi
della caduta Costantinopoli (1453).
SCRITTO DA
EMANUELE PASCA